17/02/2012

Riceviamo dal Prof. Antonino Arcoraci

Quo vadis Homo Sapiens?

 

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Non sono le specie più forti a sopravvivere, né le più intelligenti, ma sono quelle che riescono a rispondere con maggiore prontezza ai cambiamenti” . Queste sono le parole di Charles Darwin a spiegazione del perché l’uomo vive tanto e si adatta ai tempi e aggiunge “ Il progresso è stato molto più generale del regresso “.

La selezione ha consentito a tutte le specie, anche se con differenza fra le singole, di riprodursi e di adattarsi all’ambiente. Per ogni specie ha fissato il tempo necessario per raggiungere la capacità riproduttiva e, una volta ottenuta, in ragione della selezione Darwiniana, l’ha lasciata a sé stessa, frutto del caso, a soggiacere ai fenomeni disgregatori legati all’ambiente in cui vive e degenerativi dovuti al suo metabolismo.

Noi, come uomini, siamo una specie che per il 99% della sua esistenza, in ragione del suo DNA, si è allineata su una vita media di 2-3 decenni. Tale era all’età della pietra, ai tempi del legionario di Giulio Cesare e tale è ai nostri giorni. Non ha modificato il suo patrimonio genetico e quindi mal si adatta alla vita che oggi ha quasi quadruplicato la sua durata.

Dice Boncinelli, “ dopo miliardi di anni, una strana specie di viventi dal cervello un po’ ipertrofico ha inaspettatamente sviluppato la capacità di intervenire nel processo e di cambiare le regole del gioco” .

Negli ultimi 100 anni la vita media si è allungata, quasi raddoppiata passando dai 47 anni di prima, agli attuali 80. Negli ultimi 40 anni il guadagno è stato di 10 anni, cioè 3 mesi ogni anno. Questo per le migliorate condizioni igieniche e ambientali, per la migliorata disponibilità di alimenti, per le cure mediche e chirurgiche, per la quasi scomparsa dei lavori logoranti. L’età massima cresce al ritmo di un anno ogni decennio e quella finora raggiunta e documentata, è di 126 anni e 3 mesi, di J. Calment, una francese.

Esempi di longevità ce ne sono stati tanti anche in passato, ma oggi sono sempre più frequenti con differenze tra i vari paesi dovute all’ambiente in cui si vive. E’ più facile per chi usa un’alimentazione a base di pesce ricco di Omega 3 e 6 capace di prevenire le malattie degenerative. L’allungamento della vita media e la sempre maggiore presenza di ultra80enni, non si è accompagnata però a migliore qualità della vita. Non si è arrestato il processo dell’invecchiamento. Se ne conosce però la causa che si giustifica con l’aumento dei radicali liberi, molecole di ossigeno elettricamente cariche, prodotte dalla ossidazione incompleta del glucosio. Non si è riusciti ancora a eliminarli. La loro presenza è continua, espressione di un processo metabolico capace di produrre energia, ma lesiva sui mitocondri fino a provocare il progressivo indebolimento muscolare che accompagna l’invecchiamento, sulla membrana cellulare fino provocare diabete, Alzheimer e Parkinson, sull’ossidazione dei grassi con formazione di placche endoteliali nelle arterie, sul DNA fino aprovocare mutazioni capaci di generare il cancro.

L’organismo si difende, produce spontaneamente e continuamente antiossidanti (superossidodismutasi), ma non sempre l’effetto è completo. Introduce vit. A e E con la verdura e la frutta, beve tè verde, mira al peso ideale, pratica esercizio, evita tabacco, alcool, e droghe. Usa Melatonina e altri farmaci specifici, ma rimane ancora a quanto riferito nella leggenda di Titone: Titone principe troiano, bellissimo e giovane, ha fatto invaghire di se Eos, dea dell’aurora, che per averlo sempre con sé, chiese ed ottenne da Giove il dono della sua immortalità. Titone immortale, rimase soggetto all’invecchiamento e invecchiando è diventato poco attraente tanto che Eos l’ha ripudiato. Con la vecchiaia Titone ha sofferto dei mali della vecchiaia!

Nei secoli, non è migliorato il patrimonio genetico e la vecchiaia resta“ male sommo”, “la madre di tutte le malattie “! Perché, dice Leopardi “ priva l’uomo di tutti i piaceri lasciandogli gli appetiti“.

L’uomo dell’ultimo secolo, con la tecnica del DNA ricombinante, con l’ingegneria genetica, ha dato una svolta alla farmacologia, ha fatto sviluppare le aziende biotech ad altissima qualità tecnologica che aiutano alla manipolazione dei geni. E’ riuscito ad individuare errori genetici base di patologie, ha costruito la mappa genica individuale e con la genomica mira ad agire sul DNA, intanto per curare le malattie, per fare prevenzione, aumentare i poteri di difesa, rallentare l’iter delle malattie stesse. E’ anche riuscito a trapiantare gli organi, a usare le cellule staminali per produrre o aiutare la riproduzione di tessuti o interi organi. Ha clonato la pecora Dolly. Ha realizzato quanto prima era pura fantascienza. Non è riuscito a vincere la vecchiaia!

Sono tuttavia tanti risultati positivi frutto di sperimentazioni non sempre eticamente accettate e le prospettive future sono edificanti e ambite. Lavorando sui geni è possibile correggere i difetti del DNA e curare le malattie geneticamente motivate. Si prospettano ampie possibilità nella cura di alcuni tumori…… A fronte di tutte queste innovazioni, l’uomo subisce l’affronto dei danni dell’ambiente in cui vive e che egli stesso, direttamente o indirettamente ha procurato. Ha cambiato le sue abitudini di vita, ha abusato con l’alimentazione, la sedentarietà diventando vittima del sistema che lo rende “uomo modificato”. L’obesità è lo spettro delle popolazioni industrializzate e con essa aumentano le malattie cardio-vascolari e i tumori.

Ha dato più anni alla vita, non è riuscito a dare migliore qualità a questi anni.

Dove porterà tutto questo?

Certamente ad un uomo metabolicamente compromesso. Longevo ma

 

non preparato a questa aspettativa di vita. L’invecchiamento della popolazione inciderà fortemente sul piano demografico e socioeconomico.

L’accanirsi sulle nuove tecnologie per consolidare il benessere e promuovere qualità di vita, dice Giuseppe Ruggeri, porterà al rischio di rendere l’uomo non più “protagonista”, ma “oggetto del progresso di cui egli stesso è artefice. A fargli perdere dignità e a sminuirlo nel suo valore.

L’uomo non è semplice agglomerato di materia e spirito. E’ il pilastro su cui poggia l’evoluzione, la chiave di lettura dell’universo che lo porta all’indiscusso compito di riassumere in sè tutto il peso delle culture che nei secoli lo hanno spinto a migliorarsi, ad acquistare una identità capace di farlo distinguere dal resto del creato.

 

Forse non deve spingere troppo, non deve andare oltre i limiti della sua dimensione, dell’etica non solo in senso cattolico. Pindaro ha detto “non desiderare, anima mia, la vita degli immortali, ma godi a fondo i beni alla tua portata”. Se l’uomo moderno non lo farà, ripetendo le parole di Dario Fo “ un mattino si sveglierà e non funzionerà più niente, all’improvviso il denaro non servirà più a niente e a salvarlo saranno i pària di sempre, quelli che non hanno conosciuto il progresso, insomma i primitivi”.

La morte non è un male, dice Leopardi,… libera l’uomo da tutti i mali e insieme coi beni, gli toglie i desideri”.

Per un credente, la sua vita non ha fine. Chiusa quella terrena, continuerà in quella spirituale dell’anima. Ma ci vuole fede a crederlo!

 

 

19:25 Scritto da: gazimo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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