21/04/2012
"Tra Krastos e Demenna...."
Il convegno sullo stato dell'arte della ricerca documentale ed archeologica , già avviato attraverso un protocollo d'intesa firmato tra i rappresentanti legali del Comune di Longi, della B.C.C "Valle del Fitalia" e del Centro Studi "Castrum Longum", è stato stoppato, in modo inverecondo e deprecabile ".
Una ricerca documentale sull’esistenza di Krastos mi ha portato ad affermare che l’antica città sicana non era situata sulle nebroidee Rocche del Crasto, bensì nel territorio agrigentino, laddove circa tremila anni addietro ebbe ad insediarsi il popolo sicano; dal quale presero il toponimo i Monti Sicani.
Venni anche a conoscenza che i bizantini dell’Impero Romano d’Oriente, in Sicilia, si assunsero, nel VI secolo d.C., la protezione di un popolo, discendente dagli antichi spartani, fuggito da Daimon, nel Peloponneso, ed approdato nei pressi dell’attuale Torrenova (Messina), laddove esisteva un porto. I demenniti, pastori in Grecia, andarono alla ricerca di erbaggio per fare pascolare le proprie greggi e lo trovarono, abbondante, nel territorio delle Rocche che chiamarono del Crasto perchè nella loro lingua così era indicata l’erba per il pascolo (krastis).
Sull’altopiano delle Rocche del Crasto i pastori greci ritennero opportuno riunirsi in comunità e diedero vita, verosimilmente in contrada Lemina (nell’odierno territorio di Alcara li Fusi), al borgo che chiamarono Demenna nel ricordo della loro patria di origine. I bizantini vollero proteggere questa città costruendo una fortezza militare sul Pizzo sovrastante il centro abitato: oggi, Paleokastro di S.Nicola (sul Pizzo omonimo dei Monti Nebrodi, nel territorio di Longi).
Ma, c’era un fato che immaneva su quella gente, un destino crudele che ebbe ad accompagnarla per diverse centinaia di anni. Nel VI secolo, infatti, fuggono dalla Grecia. Nel IX secolo i saraceni assaltano e distruggono Taormina e Rometta, ma viene espugnata anche Demenna, la città ma non la imprendibile fortezza, che però viene abbandonata dal presidio bizantino essendo venuta meno la sua funzione di difesa dei demenniti. I fuggitivi si rifugiano in parte presso l’antica Alkara ed in parte in un altro territorio non molto distante dalla fortezza. Per parecchi decenni questi ultimi vivono presso la contrada longese di S. Nicolò, chiamata poi di San Pietro. Anche da lì, però, dopo un evento franoso, devono fuggire sparpagliandosi. Taluni si dirigono, a valle, verso la "Craparia" [così chiamata perchè vi rinchiudevano nei recinti le capre] per dare vita a quel borgo, che, nei secoli successivi, sarebbe diventato Longi; altri vanno verso Frazzanò, altri ancora prendono la strada per la contrada San Basilio, oggi contrada di Galati Mamertino. Gli esuli, in queste loro traversie sui Nebrodi, sono guidati ed assistiti dai monaci basiliani, dislocati nelle grance che fanno capo al Monastero di Fragalà.
Sin quì il percorso di ricerca e di documentazione. Ma, il cammino deve essere ripreso e continuato da altri soggetti per fare emergere ciò che è sfuggito ai razziatori di reperti archeologici: i resti coperti dal susseguirsi degli eventi atmosferici. In sintesi, sotto l’aspetto culturale, il passo successivo deve essere indirizzato agli studi tecnici, propedeutici agli scavi archeologici.
Il convegno sull'argomento, già avviato attraverso un protocollo d'intesa firmato tra i rappresentanti legali del Comune di Longi, della B.C.C "Valle del Fitalia" e del Centro Studi "Castrum Longum", è stato deplorevolmente stoppato, in modo però inverecondo, e quindi, da chi scrive, congelato per tempi migliori, laddove converga la disponibilità responsabile di Uomini d'un solo verbo, di uomini che abbiano a cuore l'economia futura del paese e la cultura.
"Il Centro Studi "Castrum Longum" intende continuare nell’azione di diffusione culturale per addivenire ad un traguardo che produca conoscenza, turismo e, di conseguenza, economia per i territori alle falde delle Rocche del Crasto. Il primo obiettivo, quindi, è quello di organizzare un convegno, che possa coinvolgere le istituzioni e convincerle ad investire sul visibile archeologico e sull’invisibile sfuggito alla razzia dei tombaroli e che ancora è nascosto sotto la coltre dei secoli,".
Il saggio "Tra Krastos e Demenna" è pubblicato sul sito web "ilmiolibro.it",all'U.R.L.: <http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=597210 >
11:52 Scritto da gazimo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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