28/04/2012

E' in corso un cambiamento politico, che parte dalla Francia socialista

Si accende un lumicino sulla speranza di miglioramento della qualità della vita della collettività

 

La protesta operaia, le contestazioni dei giovani, dei pensionati e dei disoccupati, gli scioperi, le ribellioni ai diktat imposti, il sollevamento populista spontaneo raffigurano in pieno un Paese che non ce la fa più.

di Gaetano Zingales


Il tasso di disoccupazione giovanile , in Italia, è al trenta per cento e decine di migliaia sono i giovani, soprattutto laureati, che sono andati a lavorare al di fuori dei confini nazionali. L'Italia, quindi, ha ripreso ad esportare, non solo manodopera generica, ma anche cervelli.

Un giovane su tre è disoccupato e quando qualcuno di questi riesce a trovare un lavoro è, per lo più, da precario, un'occupazione instabile, quindi. Talvolta capita che qualcuno offra qualche possibilità di occupazione, ma ti chiede esperienze di lavoro precedenti , di conoscere le lingue estere ed altri titoli che vadano incontro all'economia del datore di lavoro. Non parliamo di concorsi pubblici, dei quali si è persa la memoria. Anzi, con i tagli alla spesa pubblica, le prime voci ad essere cassate sono quelle dell'assunzione di manodopera manuale, specializzata, concettuale e dirigenziale.

Quando si riesce a trovare un'occupazione, la retribuzione non supera, in media, i mille euro. A trentacinque anni, pertanto, se la fortuna ti assiste nel campo del lavoro, con mille euro non hai la possibilità di mettere su famiglia.

E' una continua incertezza sulla stabilità della propria vita, del proprio futuro , che costringe i molti giovani a rimanere in famiglia rinunciando a formarsene una propria. Tale condizione incide sulla crescita economica della nazione e sulla produttività in quanto non si accede ai beni che occorrono e vengono acquistati quando si è messa su casa per proprio conto. L'Italia – è amaro constatarlo – non investe sui giovani mentre è fondamentale progettare il futuro della società sulle energie , sulle capacità e sulla forza-lavoro delle giovani leve.

Oggi, l'eccessivo rigore montiano ha tarpato le ali alla produzione ed agli investimenti. Infatti, riforme e nuovi balzelli, che il ceto medio-basso non può sopportare e riduce drasticamente quindi i beni primari ed i consumi, portano dritto dritto ad una contrazione delle vendite di prodotti da parte delle aziende.

Per di più, si è venuta a creare una condizione di povertà o pre-povertà in molte famiglie in quanto impegni assunti qualche anno addietro spessissimo non si possono più onorare; da qui, tagli dove è possibile cassare. Alcuni esempi: eliminazione della doppia auto, sofferenza nel pagamento di doppie rate mensili pregresse, minore consumo di cibi di un costo un tantino più elevato, niente più bar per il solito caffè, né giornale quotidiano, né riviste, né romanzo, né pizza settimanale, né gita fuori porta perchè comporta spese di benzina e colazione in trattoria o al bar per un panino, rinunzia ad alcune cure mediche quando occorre pagare i farmaci non compresi nel tariffario gratuito sanitario o per i tiket che occorre corrispondere alla sconquassata Sanità pubblica, e così via. Chi ne piange le conseguenze? I settori in cui è avvenuta la rinunzia. Ma anche, e soprattutto, la gente comune della classe media, di coloro che non arrivano alla fine del mese, dei pensionati che devono campare due famiglie, quando possono, per non gettare nelle braccia della disperazione i congiunti che a loro si aggrappano. Per non parlare dei “bamboccioni” incolpevoli o di coloro che si sarebbero accontentati della “monotonia di un posto di lavoro fisso”, ma che non hanno avuto la “sfortuna di avere una vita monotona”.

La cura dei bocconiani per uscire dalla crisi economica è oggetto di forti critiche e di inviti al ravvedimento da parte di eminenti economisti dell'altra sponda, quelli progressisti, di quelli cioè che non privilegiano l'alta finanza e le banche, le quali hanno determinato la speculazione economica, la recessione, il dolore della gente. Il probabile ed auspicabile futuro cambiamento dell'asse Bonn- Parigi – dovuto alla vittoria socialista francese - fa bene sperare per un nuovo indirizzo politico- economico dei provvedimenti da considerare per il risanamento delle nazioni europee in sofferenza e della qualità e condizione di vita dei suoi concittadini . Ma, per intanto, - e non sappiamo sino a quando – la comunità che soffre dovrà continuare a piangere lacrime e sangue.

Siamo in guerra! Contro un nemico invisibile, che si mimetizza nei piani bunkerati dell'alta finanza e delle più potenti banche. Una sorta di Spectre di memoria “bondiana”, che solo onesti politici progressisti ed indipendenti economisti, novelli “James Bond”, potrebbero sconfiggere. Il comune cittadino, italiano ed europeo, nulla può in questo doloroso passaggio della propria vita, se non protestare energicamente per attenuare la rovinosa ricaduta dei provvedimenti dei “professori” ed attendere il momento opportuno per usare l'arma a sua disposizione, il voto, per espellere la conservazione dalle grotte ben difese del potere economico europeo, ma anche italiano.

Inoltre, occorre porre fine alla catena di corruttele, che sottraggono denaro pubblico, ai privilegi delle caste, alle alte prebende dei “boiardi” di Stato, agli omicidi giornalieri per colpa della crudeltà altrui.

 

Guardando il mondo della fiorente età , c'è chi sostiene che ai nostri giovani- probabilmente in parecchi di essi, però – manchi la spinta verso nuovi orizzonti; ciò accade perchè non vedono una progettualità politica ma neanche industriale, che guardi al futuro. Pur tuttavia, non esente da colpe è l'assenza di valori morali, che stimoli il giovane ad impegnarsi nel conseguimento di un livello culturale medio-alto, che gli consenta di sperare nella meritocrazia.

Lo sviluppo tecnologico ha preso il sopravvento sulla stabilità morale dell'individuo e l'esaltazione del denaro e del facile successo ha aggredito la famiglia, all'interno della quale non si riconosce più quell'autorità di un tempo che promanava dal padre e dalla madre e che era la base per una solida organizzazione della società. Né la classe dirigente politica- per fortuna non tutta - ha dato il buon esempio nel comportamento pubblico, ma anche privato. In parecchi hanno preferito il tornaconto personale, gli agi , lo scialacquamento, l'abbandono di un equilibrio morale nella propria vita quotidiana , l'opzione tangentizia. E' mancata la volontà politica di operare per il bene della collettività, di perseguire politiche di risanamento e di rigore contro l'evasione fiscale, si è messo alla porta il rilancio di investimenti mirati all'occupazione, privilegiando invece il taglio dei posti di lavoro per il recupero della spesa pubblica fatta debordare dalle gabbie dei capitolo di bilancio.

 

Per fortuna, sembra che ci sia un risveglio delle coscienze, soprattutto giovanili, per la guida della “cosa pubblica”: la presenza di idee, forze e mentalità nuove, guidate da oneste esperienze amministrative consolidate, sono un inizio di cambiamento, a partire dalle prossime elezioni amministrative, facendo bene sperare per l'avvenire delle comunità e del Paese, laddove giustizia sociale, solidarietà , lavoro, uguaglianza, trasparenza di programmi e di gestione politica ed amministrativa devono prendere il sopravvento sugli interessi personali, di lobby e di casta.

G.Z

12:43 Scritto da gazimo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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